Normativa
APPENDICE 4 Localizzazione di particolari impianti fotovoltaici a terra negli ambiti/aree di cui al comma 3 dell’art. 131 quinquies
1. IMPIANTO VIA DEL MULINACCIO (PU_157_2023)
Localizzazione: Sez. A, Foglio 87 particelle 76, 77, 961, 959, 978, 582, 64 per un totale di circa 10,6 ha
Parametri dimensionali:
superficie territoriale: 10,6 ettari
potenza nominale di 7,3584 Mwp (indicativa)
Contestualizzazione: L'area si caratterizza per la presenza di ex coltivi ubicati tra la zona commerciale Setteponti (ad Est) e la zona industriale Tramarino (a Nord-Est). A Sud dell'area, con alveo incassato, scorre il Torrente Castro.
La perdita dei caratteri rurali della zona ha coinciso con la progressiva antropizzazione del suo intorno a partire dai primi anni 2000: l'edificazione, interrompendo la continuità con altri habitat naturali, ha indebolito fortemente il significato ecologico strategico dell'area. Attualmente appaiono evidenti i processi di destrutturazione dell'ecosistema agricolo;
Elementi di rispetto e salvaguardia: Ambiti di pertinenza a tutela paesaggistica attenuata di cui all'art. 58 delle NTA di P.O.;
Criteri per il corretto inserimento paesaggistico: dovranno essere opportunamente valutati il rapporto con il contesto fluviale limitrofo e le interferenze con il podere Mulinaccio (scheda 458 “edifici specialistici ed edilizia rurale di pregio).
Costituiscono criteri minimi di "ambientamento":
- la conservazione degli elementi dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti (siepi, filari arborei e arbustivi, alberi isolati; viabilità poderale e interpoderale risalente al Catasto Leopoldino; sistema delle canalette campestri e altre sistemazioni idraulico-agrarie);
- la realizzazione di appezzamenti morfologicamente coerenti con il contesto paesaggistico (in termini di forma, dimensione, orientamento) ed efficienti sul piano della funzionalità idraulica e della rete scolante;
- la messa a dimora, lungo la recinzione ed in posizione esterna ad essa, nei tratti sprovvisti di schermatura naturale esistente, di vegetazione arbustiva/arborea di specie autoctone effettuata in modo irregolare, sì da non dare adito ad un effetto barriera. Le schermature arboree ed arbustive perimetrali all'impianto dovranno riproporre le sistemazioni originali tipiche della tessitura agraria tradizionale e specie diffuse (olivi, alberi da frutto, filari di viti, ecc.) mentre il ricorso a specie arbustive dovrà essere effettuato, dato il contesto, solo qualora, per questione di ombreggiatura dei pannelli, sia impossibile ricorrere a specie arboree a crescita lenta. Tutte le sistemazioni dovranno porsi in posizione esterna alla recinzione di impianto;
- l'utilizzo di colori adeguati per la rete di recinzione e per i manufatti: si precisa che la recinzione dovrà essere sempre interna agli elementi vegetali schermanti l'impianto (sia esistenti che di nuovo impianto).
Le condizioni di visibilità dell'impianto nel paesaggio dovranno essere appositamente documentate negli elaborati progettuali con fotoinserimenti. Il progetto dovrà inoltre dimostrare la coerenza con l'elaborato D.5 “Individuazione coni e direttrici visuali da salvaguardare” di Piano Strutturale.
Prescrizioni per la conformità dell'impianto alla disciplina delle tutele di Piano Operativo:
Preesistenze storiche: riguardo alla presenza dell'edificato storico relativo al “Podere Mulinaccio”, identificato con scheda 458, l'intervento, a tutela del valore storico-testimoniale dell'immobile, dovrà adottare specifiche soluzioni di ambientamento preservandone pressoché intatta la visuale da via del Mulinaccio e rafforzando verso ovest e verso nord la componente verde. Si ritiene necessario:
a) prevedere idonea zona di rispetto dall'edificato con funzione anche di schermatura visiva dell'impianto;
b) preservare una adeguata zona di rispetto lungo via del Mulinaccio dall'istallazione dei pannelli;
c) escludere accessi al campo fotovoltaico dall'edificato storico: potranno essere utilizzati gli accessi da via del Mulinaccio (nei pressi dei fabbricati produttivi) e dal parcheggio della limitrofa zona industriale del Gavardello;
d) conservare il percorso campestre storico (catasto leopoldino) che da Podere Mulinaccio si diparte in direzione del torrente Castro;
g) mantenere il sistema delle canalette campestri, provvedendo a ripristinare la funzionalità dei tratti parzialmente interrati.
Tessitura agraria: l'inserimento dell'impianto nel territorio deve essere effettuato nel rispetto della maglia agraria tradizionale e deve prevedere gli interventi minimi di "ambientamento" individuati al paragrafo “Criteri per il corretto inserimento paesaggistico”. Eventuali espianti parziali potranno essere effettuati solo se indispensabili ai fini di limitare l'ombreggiamento degli impianti. E' in ogni caso prescritto il mantenimento dei filari arborei e arbustivi riconducibili alla maglia agraria storica: le eventuali alberature oggetto di espianto temporaneo dovranno essere ricollocate, a fine vita dell'impianto, nella loro posizione ante opera.
Torrente Castro: la proposta non dovrà interfere con il reticolo idrografico minore né con la porzione di suolo interessata dalla vegetazione riparia posta lungo il corso del Torrente Castro che si configura come spazio verde e direttrice strategica di connettività di cui si prevede la conservazione.
Ripristino dei suoli a termine vita dell'impianto: Il Piano di Ripristino allegato al progetto dell'opera dovrà prevedere che le condizioni del suolo e gli elementi strutturanti della maglia agraria tradizionale siano ripristinati al termine della vita dell'impianto nelle condizioni originarie al netto degli interventi di miglioramento effettuati (piantumazioni di siepi campestri, sistemazioni idraulico/agrarie) a cui è riconosciuto sempre valore di incremento delle dotazioni ambientali paesaggistiche ed ecologiche del territorio.
Ulteriori prescrizioni: è fatto divieto di utilizzo delle specie vegetali non autoctone o autoctone, ma particolarmente invasive, stabilite dalla L.R. 30/2015 all'Art. 80 comma 7.
2. IMPIANTO VIA MOLINARA (PU_69_2024)
Localizzazione: Sez. B, Foglio 28 particelle 26 (parte), 27 (parte), 34 (parte), 35 (parte), 39 (parte), 106 (parte), 184 (parte) per un totale di circa 6,74 ha
Parametri dimensionali:
superficie territoriale: 6,74 ettari
potenza nominale di 5,58432 MWp (indicativa)
Contestualizzazione: L'area interessata dalla proposta fa capo ad ex coltivi in località Ponte a Chiani situati a monte del rilevato ferroviario della linea lenta Firenze-Roma ed in prossimità dell'area industriale artigianale de “La Carbonaia”. Oltre via Molinara, che lambisce l'area di intervento a ovest, scorre il Canale Maestro della Chiana che si caratterizza in questo tratto per la presenza della Chiusa dei Monaci, manufatto di grande valore storico-architettonico e testimoniale nonché pregevole opera di ingegneria idraulica un tempo preposta a regolare le acque della Chiana della Chiana. Dalla Chiusa parte, in direzione Sud, l'itinerario ciclopedonale denominato Sentiero della Bonifica “Vittorio Fossombroni”.
A Sud-Est, ad una distanza in linea d'aria di circa 1,5 km, si trova l'Aeroporto di “Molin Bianco” di Arezzo, aeroporto non compreso tra gli aeroporti di competenza ENAV.
Elementi di rispetto e salvaguardia: Ambiti periurbani di cui all'art. 59 delle NTA di P.O.;
Criteri per il corretto inserimento paesaggistico: dovranno essere opportunamente valutati il rapporto con il contesto fluviale limitrofo e le interferenze con le visuali dalla Chiusa dei Monaci (ubicato a monte della zona d'interesse).
Costituiscono criteri minimi di "ambientamento":
- la salvaguardia delle permanenze del paesaggio agrario storico: formazioni vegetali aventi valore paesistico, i filari, le alberature e l'orditura delle coltivazioni, la sistemazione della viabilità minore;
- la valorizzazione degli elementi di naturalità e la funzionalità ecologica degli elementi costitutivi del territorio;
- la realizzazione di appezzamenti morfologicamente coerenti con il contesto paesaggistico (in termini di forma, dimensione, orientamento) ed efficienti sul piano della funzionalità idraulica e della rete scolante;
- la messa a dimora, lungo la recinzione ed in posizione esterna ad essa, nei tratti sprovvisti di schermatura naturale esistente, di vegetazione arbustiva/arborea di specie autoctone effettuata in modo irregolare, sì da non dare adito ad un effetto barriera;
- l'utilizzo di colori adeguati per la rete di recinzione e per i manufatti: si precisa che la recinzione dovrà essere sempre interna agli elementi vegetali schermanti l'impianto (sia esistenti che di nuovo impianto).
Gli interventi di trasformazione dovranno essere corredati da un'analisi del contesto che dimostri il rispetto delle caratteristiche dei luoghi o il loro miglioramento dal punto di vista idraulico, tecnico-agronomico e paesistico-ambientale: specifici fotoinserimenti dovranno documentare le visuali dell'impianto dalla Chiusa dei Monaci.
Prescrizioni per la conformità dell'impianto alla disciplina delle tutele di Piano Operativo:
Preesistenze storiche: al fine di garantire adeguato cono visivo libero verso la chiusa dei Monaci il perimetro di impianto (recinzione) dovrà essere posto ad una distanza mai inferiore a 40 metri dalla via di Molinara (fascia che sarà mantenuta a prato polifita). Lungo il perimetro di impianto in posizione esterna alla recinzione, ove non sia già presente schermatura vegetale, dovrà essere messa a dimora siepe campestre ad effetto naturaliforme con sesto d'impianto irregolare e larghezza minima variabile tra i 4 e gli 6 metri. Gli esemplari messi a dimora dovranno avere altezze non inferiori a metri 2,00 al fine di mascherare visivamente l'impianto.
Tessitura agraria: l'inserimento dell'impianto nel territorio deve essere effettuato nel rispetto della maglia agraria tradizionale e deve prevedere gli interventi minimi di "ambientamento" individuati al paragrafo “Criteri per il corretto inserimento paesaggistico”. Eventuali espianti parziali potranno essere effettuati solo se indispensabili ai fini di limitare l'ombreggiamento degli impianti. E' in ogni caso prescritto il mantenimento dei filari arborei e arbustivi riconducibili alla maglia agraria storica. Le alberature oggetto di espianto temporaneo dovranno essere ricollocate, a fine vita dell'impianto, nella loro posizione ante operam.
Ripristino dei suoli a termine vita dell'impianto: Il Piano di Ripristino allegato al progetto dell'opera dovrà prevedere che le condizioni del suolo e gli elementi strutturanti della maglia agraria tradizionale siano ripristinati al termine della vita dell'impianto nelle condizioni originarie al netto degli interventi di miglioramento effettuati (piantumazioni di siepi campestri, sistemazioni idraulico/agrarie) a cui è riconosciuto sempre valore di incremento delle dotazioni ambientali paesaggistiche ed ecologiche del territorio.
Ulteriori prescrizioni: è fatto divieto di utilizzo delle specie vegetali non autoctone o autoctone, ma particolarmente invasive, stabilite dalla L.R. 30/2015 all'Art. 80 comma 7.
3. IMPIANTO PONTE A CHIANI (PU_137_2024)
Localizzazione: Sez. B, Foglio 37 particelle 147 (parte), 148 (parte), 323 (parte), 367 (parte) per un totale di circa 4,94 ha.
Parametri dimensionali:
superficie territoriale: 4,94 ettari
potenza nominale di 4,536 MWp (indicativa)
Contestualizzazione: La proposta si inserisce in un contesto rurale caratterizzato da tessiture agrarie a maglia fitta con presenza di associazioni colturali tradizionali. Nello specifico l'ambito si situa a sud-ovest del Capoluogo nei pressi della linea ferroviaria Arezzo-Sinalunga (a nord), della viabilità pubblica della Sella (a est) e della collina che sovrasta Agazzi (a sud) il cui versante è caratterizzato da terrazzamenti ad olivo frammezzati ad aree boscate. L'area in esame si presenta pianeggiante e priva di schermatura naturale: sono presenti edifici isolati a carattere per lo più residenziale. Ad Est della zona d'interesse, ad una distanza in linea d'aria di circa 2,0 km, si trova l'Aeroporto di “Molin Bianco”. All'area di impianto si accede percorrendo la strada vicinale di Ca' dei Frati quindi la strada vicinale di Fontanella.
Elementi di rispetto e salvaguardia: Ambiti periurbani di cui all'art. 59 delle NTA di P.O.;
Criteri per il corretto inserimento paesaggistico: Costituiscono criteri minimi di "ambientamento":
- la valorizzazione degli elementi di naturalità e la funzionalità ecologica degli elementi costitutivi del territorio;
- la realizzazione di appezzamenti morfologicamente coerenti con il contesto paesaggistico (in termini di forma, dimensione, orientamento) ed efficienti sul piano della funzionalità idraulica e della rete scolante;
- la messa a dimora, lungo la recinzione ed in posizione esterna ad essa, nei tratti sprovvisti di schermatura naturale esistente, di vegetazione arbustiva/arborea di specie autoctone effettuata in modo irregolare, evitando l'effetto barriera “ad anello” e contribuendo a creare elementi di transizione estesi e regolari;
- l'utilizzo di colori adeguati per la rete di recinzione e per i manufatti: si precisa che la recinzione dovrà essere sempre interna agli elementi vegetali schermanti l'impianto (sia esistenti che di nuovo impianto).
Gli interventi di trasformazione devono essere corredati da un'analisi del contesto che dimostri il rispetto delle caratteristiche dei luoghi o il loro miglioramento dal punto di vista idraulico, tecnico-agronomico e paesistico-ambientale: specifici fotoinserimenti dovranno documentare le visuali dell'impianto dal Colle di Agazzi ed in particolare da via di Capo di Monte oltre che da recettori sensibili e da punti panoramici.
Prescrizioni per la conformità dell'impianto alla disciplina delle tutele di Piano Operativo:
Tessitura agraria: l'inserimento dell'impianto nel territorio deve essere effettuato nel rispetto della maglia agraria tradizionale e deve prevedere gli interventi minimi di "ambientamento" individuati al paragrafo “Criteri per il corretto inserimento paesaggistico”. L'intervento di mitigazione dovrà essere progettato secondo i principi di coerenza morfologica con il disegno generale e con le linee direttrici della pianura bonificata e dovrà prevedere la ricostituzione degli elementi vegetali lineari e puntuali e la creazione di fasce tampone e siepi boscate verso le abitazioni. Dovrà inoltre essere garantito il recupero dei valori naturalistici del paesaggio agrario storico implementando/ ripristinando gli elementi del paesaggio rurale. Eventuali espianti parziali potranno essere effettuati solo se indispensabili ai fini di limitare l'ombreggiamento degli impianti. E' in ogni caso prescritto il mantenimento dei filari arborei e arbustivi e degli esemplari isolati riconducibili alla maglia agraria storica. Le alberature oggetto di espianto temporaneo dovranno essere ricollocate, a fine vita dell'impianto, nella loro posizione ante operam.
Ripristino dei suoli a termine vita dell'impianto: Il Piano di Ripristino allegato al progetto dell'opera dovrà prevedere che le condizioni del suolo e gli elementi strutturanti della maglia agraria tradizionale siano ripristinati al termine della vita dell'impianto nelle condizioni originarie al netto degli interventi di miglioramento effettuati (piantumazioni di siepi campestri, sistemazioni idraulico/agrarie) a cui è riconosciuto sempre valore di incremento delle dotazioni ambientali paesaggistiche ed ecologiche del territorio.
Ulteriori prescrizioni: è fatto divieto di utilizzo delle specie vegetali non autoctone o autoctone, ma particolarmente invasive, stabilite dalla L.R. 30/2015 all'Art. 80 comma 7.