mercoledì,16 maggio 2018

Sistema paesistico ambientale e delle aree verdi

  1. 1. Premessa
  2. 2. La conoscenza del territorio e la costruzione della Carta dei Caratteri
  3. 3. Prima valutazione di sintesi: individuazione degli ambiti di paesaggio
  4. 4. Gli elementi della struttura territoriale e temi di progetto
  5. 5. Per un progetto del sistema ambientale
  6. 6. Struttura del piano
  7. 7. Bibliografia

1. Premessa

Il percorso di ricerca definito per determinare la struttura ambientale del territorio di Arezzo e quindi costruire un progetto per il sistema del verde si è basato su una serie di fasi consequenziali:

  • analisi dei fattori e dei caratteri fisici, ambientali, storici ed antropici, anche mediante rilievi diretti sul campo, individuati secondo "sistemi di appartenenza" attraverso i quali definire l'identità dei singoli luoghi e le loro interrelazioni. Questa prima fase di analisi ha condotto alla costruzione di una Carta dei caratteri indispensabile per una prima conoscenza dei luoghi e degli elementi caratteristici;
  • analisi delle principali strutture storico-ambientali ed individuazione di temi derivati dai grandi elementi di struttura del territorio (il sistema delle acque, delle aree montane e collinari, della pianura) che possono stabilire effetti ambientali a grande scala ed incidere sul progetto generale e particolare del sistema ambientale. Questa fase di valutazione sintetica ha condotto alla definizione di Ambiti territoriali di paesaggio fondamentali per individuare le aree da sottoporre al progetto;
  • individuazione di elementi della struttura territoriale che, evidenziando il rapporto tra luoghi, insediamenti e modificazioni antropiche, definissero dei "temi guida per la progettazione" (per esempio i segni d'acqua, le trame storiche e ambientali, le trame agricole, i margini e i vuoti urbani, ecc);
  • definizione del progetto generale del sistema del verde in cui siano evidenziati i criteri di funzionamento del territorio antropizzato e libero ed il ruolo e le prestazioni del sistema degli spazi verdi.

2. La conoscenza del territorio e la costruzione della Carta dei Caratteri

2.1 Il contesto territoriale del Comune di Arezzo

Arezzo sorge nella parte più interna della Toscana, sopra una collina di dolce pendio, ad un'altitudine media di 260 metri sul livello del mare; dalla sua pianura (Piana Aretina) si diramano il bacino del Valdarno Superiore ad ovest, la Val di Chiana a sud, il Casentino a nord e parte della Val Tiberina ad est.
Questi bacini, di origine lacustre, sono delle conche orografiche poste tra la catena principale dell'Appennino Toscano ed i contrafforti del Sub-Appennino, che presentano forme dolcemente collinari, terrazzi incisi da stretti solchi torrentizi, piani fluviali di varia estensione, talora con aspetto di estese ed uniforme pianure.

La roccia dominante nella catena principale appenninica è un'arenaria, il macigno, che per la sua erodibilità, insieme alle marne e alle argille, dà luogo a forme piuttosto arrotondate. Il crinale si mantiene di solito sopra i mille metri tranne il caso del gran contrafforte di Pratomagno che separa il Casentino dal Valdarno Superiore e dalla Valle del Sieve che raggiunge i 1592 metri di altitudine alla Croce.

Il bacino del Casentino, detto anche Valdarno Casentinese, corrisponde all'alta valle dell'Arno compresa tra le sorgenti del fiume e la piana di Arezzo e racchiusa tra catena principale e contrafforti del Pratomagno. Lo svuotamento del bacino lacustre ha ridotto i sedimenti ad una serie di terrazzi e colline che oggi caratterizzano la parte centrale della valle.

Analoga formazione ha avuto il bacino del Valdarno Superiore.

La Val di Chiana occupa il fondo di un vecchio bacino lacustre, dalla forma allungata, che in tempi molti antichi confluiva nel Tevere. Con il progressivo colmamento del lago nella nuova pianura si determinò una grande incertezza idrografica e le acque stagnanti affluivano e verso il Tevere e verso l'Arno. Questi fatti condussero poi alla sistemazione della Chiana e dei corsi minori bonificando l'area intera e tributandola all'Arno inversamente ai tempi passati in cui si era sempre cercato di ridirigere le acque verso sud e perciò verso il Tevere: così nacque la piana della Val di Chiana.

La Val Tiberina è anch'essa un colmamento di specchio lacustre a causa delle alluvioni torrentizie del Tevere.

Infine la pianura interna aretina era una piana spartiacque tra il lago del Valdarno Superiore e quello della Val di Chiana dove si depositarono le alluvioni dell'Arno.

Arezzo, nata quindi nella conca della piana Aretina, fino alla prima edificazione post-bellica aveva mantenuto la sua forma a campana grazie al contenimento delle espansioni entro le mura medicee, ma già alla fine degli anni '50 era costituita oltre che dalla "città storica" da una zona di ampliamento sulla pianura a sud.

Questa evoluzione del sistema urbano verso sud-ovest si caratterizza in relazione alle infrastrutture realizzate in età antica e medioevale. Gli assi radiali che convergono sulla città, non solo da sud ma anche da nord e da ovest, che raccordano Arezzo alle vallate circostanti, sono ora il supporto di importanti nuclei insediativi e rappresentano delle vere e proprie barriere fisiche che tendono ad alterare il paesaggio naturale anche in virtù del fatto che sono state accompagnate da un processo di saturazione dello spazio interradiale.

Questo processo di saturazione insediativa o in ogni caso di intensificazione di sfruttamento del suolo per attività produttive (ad esempio attività di escavazione) ha modificato non solo il paesaggio naturale ma anche quello agrario della pianura che si attestava tra la città ed i versanti collinari.

Il territorio aretino presenta una conformazione morfologica molto ben delineata in cui però i caratteri fisici e quelli insediativi, durante l'evoluzione storica ed urbana della città di Arezzo, si sono integrati determinando una strutturazione territoriale più complessa.

L'articolazione della morfologia in rilievi appenninici, colline ed aree alluvionali di pianura ha composto le tipologie paesaggistiche legate agli usi agrari e vegetazionali mentre d'altra parte l'assetto urbano e la sua espansione sul territorio mediante le infrastrutture viarie e/o ferroviarie, e la conseguente formazione di centri urbani minori lungo queste direttrici, hanno determinato uno scenario che potrebbe sembrare di difficile comprensione e soprattutto di difficile gestione.

Per questo motivo le cinque aree geografiche sopraccitate che costituiscono il territorio aretino in altre parole il Casentino, il Valdarno Superiore, l'Agro Aretino (Piana Aretina), la Val di Chiana e la Val Tiberina si scindono in ambiti più specifici in funzione di altrettante specifiche situazioni condizionanti come ad esempio le caratterizzazioni impresse dagli usi recenti, gli andamenti delle acque, gli orientamenti dei versanti, le particolarità geomorfologiche, la permanenza di strutture antiche e così via.

Diventa perciò quasi impossibile trattare il tema degli spazi naturali senza considerare l'evoluzione dei centri abitati, la loro articolazione ed il loro rapporto con le reti che li collegano.

Il paesaggio fluviale dell'Arno

Il paesaggio fluviale dell'Arno

2.2 Lo studio delle identità dei luoghi: la Carta dei caratteri

Lo studio del territorio del comune di Arezzo è stato effettuato quindi mediante l'analisi e la valutazione di tematismi specifici che riuniti insieme hanno dato vita alla "Carta dei caratteri".

La Carta dei caratteri

La Carta dei Caratteri è un elaborato di studio e di valutazione che evidenzia le fisionomie e la struttura del territorio o meglio l'articolazione determinata dall'interazione degli elementi naturali ed antropici per verificare per l'appunto le identità dei luoghi. Di seguito l'impostazione della legenda relativa alla Carta dei caratteri ad esemplificare le tipologie analizzate:

  1. A. Caratteri della struttura geomorfologica:
    • Caratteri naturali
      • Ambito di fondovalle;
      • Ambito della pianura;
      • Ambito pedecollinare;
      • Ambito montano;
      • Bordi di terrazzo;
    • Caratteri dell'impronta antropica
      • Cave
  2. B. Caratteri delle strutture idrologiche:
    • Caratteri naturali e seminaturali
      • Sorgenti puntuali/lineari;
      • Reticolo idrografico di superficie: corsi d'acqua naturali/canalizzati (corso principale e reticolo secondario);
    • Caratteri dell'impronta antropica
      • Rete degli acquedotti antichi;
  3. C. Caratteri delle strutture agro-vegetazionali:
    • Caratteri naturali e seminaturali
      • Aree boscate;
      • Arbusteti;
      • Formazioni ripariali;
    • Caratteri dell'impronta antropica
      • Rimboschimenti;
      • Prati naturali e prato-pascolo;
      • Colture a seminativo asciutto e/o irriguo;
      • Colture specializzate;
  4. D. Caratteri della struttura degli insediamenti:
    • Caratteri della permanenza storica
      • Collegamenti viari;
      • Complessi ed aree di rilevanza archeologica;
      • Centri storici;
      • Area agricola della bonifica;
      • Ville.
    • Caratteri delle aree edificate e dell'urbano
      • Collegamenti viari principali;
      • Collegamenti ferroviari;
      • Aree urbane residenziali;
      • Aree produttive;
      • Servizi urbani e territoriali;
      • Rete tecnologica: rete fognante;
      • Rete tecnologica: rete dell'approvvigionamento idrico;
    • Caratteri delle aree libere dell'urbano e del territorio
      • Verde urbano (parchi, giardini, verde interstiziale e di arredo, viali alberati)
      • Verde territoriale (aree naturali protette)
      • Vuoti ed aree in trasformazione;
      • Infrastrutture ad impatto ambientale negativo: discariche;

Essenzialmente le quattro categorie si possono riassumere in due filoni principali: la struttura fisica (struttura geomorfologica, struttura idrologica e struttura agro-vegetazionale) e la struttura insediativa (struttura degli insediamenti).

Ogni categoria del primo filone (o carattere della struttura) è stata analizzata e valutata secondo due tipologie di elementi: l'elemento naturale (carattere naturale) e l'elemento antropico (carattere dell'impronta antropica) proprio ad evidenziare il carattere "frammisto" della categoria. Nel secondo caso le tipologie sono legate a delle particolari condizioni antropiche (storiche, di utilizzazione, ecc).

2.2.1 Struttura fisico-ambientale

Caratteri della struttura geomorfologica[1]

Il territorio di Arezzo può suddividersi a grandi linee in tre grandi parti: la pianura, collina e la parte montana, ciascuna appartenente a strutture territoriali più ampie vale a dire il sistema della Piana di Arezzo e della Piana della Chiana Aretina, il sistema collinare che la circonda e il sistema dei rilievi Appenninici.

In realtà, oltre alle tre principali partizioni morfologiche sopra citate, sono presenti tutta una serie di situazioni intermedie come la fascia pede-collinare (collina appoderata) caratterizzata dal multiforme rapporto tra coltivi e bosco, la parte valliva, ed infine i fondovalle idrografici: tutte queste situazioni "particolari" rappresentano il risultato di interazione tra scenario naturale ed usi antropici consolidati nella storia.

In alcuni casi i condizionamenti antropici hanno agito coattivamente sul territorio: infatti, la geomorfologia del territorio è fortemente intaccata, in alcune aree, dalle attività di escavazione (cave di ghiaia) che oltre a intensificare lo sfruttamento del suolo e del sottosuolo ha sensibilmente alterato sia la morfologia che il paesaggio agrario del territorio.

Caratteri delle strutture idrologiche[2]

Il territorio è interessato da tre corsi d'acqua principali: l'Arno (che percorre prima il Casentino e poi il Valdarno), la Chiana (affluente dell'Arno mediante il Canale Maestro della Chiana) ed in misura minore, in quanto è visibile solo nella parte ad est del Comune, il Cerfone (affluente del Tevere).

L'Arno occupa la porzione settentrionale del Comune con i torrenti del reticolo secondario, di cui il più importante è il Chiassa, che scendono dai rilievi ad affluire nell'Arno stesso.

La Chiana, ma dovremmo dire il Canale Maestro, di cui tratteremo più in dettaglio nel seguito della trattazione, si congiunge perpendicolarmente all'Arno, e presenta un sistema torrentizio molto ricco soprattutto proveniente dai rilievi e quindi da est. Di questi torrenti una gran parte è stata alterata nelle sue caratteristiche idrografiche dagli usi antropici: ad esempio il Torrente Castro attraversa interamente la città di Arezzo per cui presenta un tratto tombato, e quindi ridotto a collettore fognario, cosicché alla confluenza con il Canale Maestro la qualità delle acque risulta molto peggiorata. Lo stesso si può dire per il Fosso Bicchieraia ed il Torrente Vingone che, nonostante i tratti più a monte presentino dei livelli qualitativi soddisfacenti, avvicinandosi ad Arezzo manifestano sempre più visibili segni di degrado soprattutto perché devono sopportare carichi di inquinanti o perché i lori corsi sono sottoposti a modifiche per le espansioni antropiche, sia residenziali che produttive.

Caratteri delle strutture agro-vegetazionali[3]

Il paesaggio agrario e vegetazionale è caratterizzato dalle risorse più puramente naturali (aree boscate e aree riparali) e da quelle legate all'uso antropico che coincidono con gli usi agricolo-pastorali e con le attività di ricostituzione dell'orizzonte vegetazionale delle aree collinari e montane (rimboschimenti e vegetazione artificiale).

In realtà la maggior parte del territorio, coincidente con la piana di Arezzo e della Val di Chiana, è utilizzata ad uso agricolo (seminativi di tipo intensivo ed estensivo), mentre nelle fasce pede-collinari si attestano le colture specializzate di impianto storico alternate a tratti boscati che si allargano verso le colline ed i crinali.

Il paesaggio agrario-vegetazionale sottolinea quindi la struttura geo-morfologica del territorio: attualmente le espansioni urbane o gli usi del suolo di tipo produttivo, come ad esempio le cave, che si attestano lungo direttrici radiali o a volte anularmente rispetto i centri abitati, tendono a frammentare sempre più l'assetto agricolo della pianura compromettendo sia lo stato della produzione agricola che la qualità panoramica dei luoghi.

Le problematiche che investono i territori agricoli, che sono emersi durante la conduzione delle indagini sul territorio rurale del comune di Arezzo e che presentano ricadute in chiave pianificatoria sono così sintetizzabili:

a) degrado delle sistemazioni idraulico-agrarie

Tutto il territorio è contrassegnato da un diffuso e articolato sistema di regimazione idraulico-agraria, organizzato su piccole opere (sciacqui, canalette, fossi, acquai, briglie, ecc.), che trovava proprio nella sua capillarità la capacità di governare efficacemente lo scorrere delle acque dal monte verso il piano.

Con l'abbandono della campagna questo patrimonio andato in larga misura distrutto, o è stato fortemente minato, dalla mancanza di manutenzione, nella sua efficacia regimante; cosicché lo scorrere delle acque nei coltivi non risulta più ben governato. Sempre più di frequente si notano episodi di dissesto, piccoli o grandi, che, oltre a depauperare suolo fertile, contribuiscono ad elevare le portate solide dei torrenti e l'azione erosiva delle acque di piena. In occasione della rimessa a coltura di terreni abbandonati, non sempre alle opere di regimazione idraulica esistenti viene riservata la dovuta attenzione, anzi, spesso vengono addirittura smantellate o trasformate tipologicamente per guadagnare superficie coltivabile: per facilitare le lavorazioni o riorganizzare il fondo, in funzione dei nuovi usi a cui viene destinato, si favoriscono fenomeni che causano dissesto idrogeologico per il proprio o l'altrui fondo.

È opportuno che tutte queste opere vengano conservate con la dovuta cura e ripristinate nella loro efficienza regimante nel caso in cui questa venisse meno; ciò sia in chiave di salvaguardia idrogeologica che di conservazione di un manufatto di elevato valore agro-storico. A tal fine occorre individuare delle procedure, in sede di strumentazione urbanistica, affinché i proprietari dei fondi su cui insistono le opere siano coinvolti e si facciano carico attivamente della loro conservazione e manutenzione.

b) il mantenimento delle aree terrazzate e ciglionate

Altro elemento di grande valore a livello paesaggistico e sistematorio del tessuto agricolo aretino è rappresentato dalle superfici terrazzate e ciglionate. Anche questo patrimonio sta attraversando più o meno le stesse vicissitudini del sistema di regimazione idraulico-agraria, del quale fra l'altro fa parte a pieno titolo, ma dal quale si diversifica per la rilevanza della funzione paesaggistica che svolge. Riteniamo, che il riordino fondiario in atto e futuro eventuale debba essere confrontato con le potenzialità d'uso che dovrebbero emergere da studi specifici, e che comunque la necessità di meccanizzare le colture non debba passare attraverso lo smantellamento del sistema dei terrazzi che rappresentano una difesa primaria all'erosione superficiale dei suoli.

c) l'agricoltura nelle zone marginali

Queste sono rappresentate da zone a bassa redditività per le quali la meccanizzazione risulta difficoltosa e la cui manutenzione è affidata ad agricoltori di piccole aziende o ad hobbisti che per mantenere il proprio territorio produttivo e paesaggisticamente di valore spendono buona parte del loro tempo libero. Fra queste zone marginali, quelle che rischiano l'abbandono in un futuro prossimo sono rappresentate dalle zone degli ex pascoli ed ex coltivi distribuiti a macchia di leopardo nelle zone boscate o su terreni terrazzati posti su versanti fortemente pendenti

Si rendono quindi necessarie azioni d'iniziativa pubblica e privata finalizzate al recupero e al mantenimento di questo enorme patrimonio di alto valore paesaggistico e ambientale.

A tal fine occorre che la strumentazione urbanistica e pianificatoria si adoperino affinchè i proprietari dei fondi su cui insistono le opere si facciano carico attivamente della loro conservazione e manutenzione.

2.2.2 Struttura insediativa

Caratteri della permanenza storica

Arezzo, città di origine antichissima, forse umbra, divenuta poi una delle dodici lucumonie etrusche si impose per la sua posizione strategica già in epoca romana ma la sua potenza crebbe soprattutto nell'XI secolo; dal 1300 perse la sua importanza e divenne per lungo tempo soggetta al dominio da parte di Firenze.

La sua cinta muraria, modificata e variata nei secoli, è di origine etrusca ma è in epoca romana che si è definito lo scheletro viario del circondario aretino mediante un nuovo sistema infrastrutturale impostato su un asse principale, la via Cassia, ad integrare gli antichi percorsi di collegamento tra gli stanziamenti etruschi distribuiti sui rilievi, in aggiunta alla via di comunicazione costituita dal corso d'acqua navigabile della Chiana.

Tale struttura originaria è rimasta inalterata, tranne casi particolari, nei secoli fino all'avvento delle grandi infrastrutture per la comunicazione veloce; il suddetto sistema di comunicazione, l'opera di colonizzazione e la conseguente centuriazione della pianura ha comportato una distribuzione di insediamenti estesi anche alle zone pianeggianti fino dall'epoca romana, la cui origine è testimoniata da numerosi toponimi (Giuliano, Bibbiano, ecc).

La costituzione di Pievi e Baptisteria in epoca paleocristiana, di aree fortificate in epoca medioevale, delle ville e delle grande fattorie granducali, sorte a partire del XVI secolo grazie agli interventi di bonifica nella Val di Chiana, testimonia una molteplicità tipologica insediativa del ricco patrimonio architettonico aretino.

Le fattorie granducali, caratterizzate da un edificio, su modello della villa cinquecentesca, intorno al quale il terreno era frazionato in poderi con al centro la casa colonica, e le ville hanno costituito i poli generatori dell'ordinamento territoriale soprattutto nel momento in cui sono diventate un modello di organizzazione.

Il fenomeno della diffusione della villa (circa 450 unità) come insediamento extraurbano aveva quindi implicazioni economiche di carattere agricolo ma era soprattutto espressione, mediante la densità e la logica di distribuzione, dei ceti dell'aristocrazia fondiaria e mercantile della città di Arezzo, e quindi espressione del potere della città stessa: attualmente sono riconoscibili in grande quantità soprattutto attorno alla città di Arezzo e verso le fasce pede-collinari (nell'immagine sottostante evidenziate da pallini rossi lungo le direttrici storiche evidenziate anch'esse in rosso).

Caratteri antropici: struttura del sistema insediativo storico

Caratteri delle aree edificate e dell'urbano

La strutturazione dell'edificato attuale di Arezzo, oltre alla preesistenza dell'organizzazione viaria e delle ville di origine storica, evidenzia le espansioni residenziali che dall'agglomerato principale attorno al centro storico consolidato entro le mura, corrono lungo le grandi direttrici radiali e si protendono soprattutto verso ovest e verso sud con la presenza dei poli produttivi, come ad esempio il polo di Pescaiola ad ovest o di San Zeno a sud-ovest, ed una diffusione del terziario e del commerciale su quasi tutto il settore ovest cioé al di fuori del centro storico.

La struttura insediativa attuale

Caratteri delle aree libere dell'urbano e del territorio[4]

Il sistema delle aree verdi urbane si presenta molto frammentato e differenziato (parchi, viali alberati, aree verdi di pertinenza di ville o edifici storici) all'interno della città, con l'eccezione di alcune notevole eccezioni: l'Area Naturale "Bosco di Sargiano" che si attesta verso la fascia collinare, il Parco del Colle di Pionta, il Parco del Prato ed il Parco Pertini.

Il verde territoriale è presente nel comune in maniera compatta (Riserva di Ponte Buriano e Penna) ma ad una certa distanza dall'area urbana e di conseguenza senza soluzione di continuità.

Attuale sistema del verde urbano

Attuale sistema del verde urbano

Non risulta carente quindi la quantità di aree verdi ma la loro articolazione all'interno della città ed il loro grado di "manutenzione": i giardini adiacenti le aree centrali o le aree verdi attorno alla cinta necessitano di essere collegati tra di loro affinché ci sia una salubre continuità verde.

Per quanto riguarda le aree libere all'interno del territorio, queste si dispongono soprattutto ai margini dell'edificato tra aree produttive ed aree agricole oppure adiacenti alle espansioni residenziali. In molti casi i cambi di utilizzazione del suolo, da un regime agricolo ad uno insediativo, comportano l'abbandono di alcune aree agricole meno appetibili di altre per gli usi urbani, sia residenziali che produttivi; a volte la cessazione di produzione agricola in alcuni poderi crea delle aree incolte intercluse in vaste porzioni invece ancora sotto uso agricolo.

3. Prima valutazione di sintesi: individuazione degli ambiti di paesaggio

Dalla lettura della Carta dei caratteri sono desumibili alcune informazioni che permettono di evidenziare e determinare degli ambiti significativi a livello paesaggistico, e talvolta di sottoambiti, che descrivono l'articolazione fisico-insediativa:

  • ambito montano - collinare;
  • ambito pede-collinare;
  • ambito vallivo;
  • ambito della pianura;
  • ambito dei fondovalle idrografici.
Carta degli ambiti territoriali

Carta degli ambiti territoriali

3.1 Ambito di paesaggio montano-collinare

L'ambito montano-collinare si estende nel versante est del territorio comunale ed in parte di quello ovest (nord-ovest) costituendo una corona quasi completa che circonda la piana di Arezzo ed occupa 16.000 ha.

Il substrato dei monti è interessato da tre grandi strutture: quella di Monte Lignano, Monte Gavino e S. Cornelio, quella del versante occidentale del Monte Talamone e quella dell'Alpe di Poti.

I rilievi e le colline oltre a costituire uno sfondo panoramico suggestivo costituiscono una sorta di barriera alle espansioni insediative all'interno del Comune.

Visuale sui rilievi e le colline

Visuale sui rilievi e le colline

Questo ambito, infatti, proprio per le sue caratteristiche morfologiche è sicuramente il meno aggredito dagli usi antropici, in parte per l'attitudine storica degli aretini nei confronti della silvicoltura, perciò presenta una copertura vegetazionale boschiva abbastanza compatta, che tende a diradarsi scendendo di quota verso la fascia pedecollinare; presenta delle rare isole urbane, dove l'accessibilità e la presenza di aree morfologicamente compatibili all'insediamento ha permesso di interrompere l'orizzonte boschivo: un caso esemplificativo è quello di Palazzo del Pero che si pone dove i rilievi sono interrotti dallo stretto fondovalle del Cerfone.

La presenza della vegetazione del bosco, assicurata da una consistente quantità di rimboschimenti, è rappresentata da aree verdi integre, che costituiscono degli importanti bacini eco-sistemici cioé:

  • - Parco Naturale di Lignano: parco comunale naturale di 600 ettari costituito grazie alla messa a dimora di iniziali 20.000 piantine di varie specie su 15 ettari poi aumentata allo scopo di contenere il grave dissesto idrogeologico provocato da incendi, disboscamenti e spopolamento delle zone montane che quindi avevano impoverito il patrimonio vegetale.
  • - Complesso demaniale "Alpe di Poti": gestito per delega dal Comune di Arezzo, nonostante appartenga al patrimonio agricolo forestale della Regione Toscana, copre una superficie di 995 ettari ed è articolato in quattro nuclei distinti:
    1. a) Scopetone-Valle, di 195 ha, nel Bacino Montano del Torrente Cerfone, il cui nome ricorda la fisionomia impoverita di questo luogo prima degli interventi di sistemazione; attualmente, grazie anche a grossi interventi di rimboschimento, è costituito da boschi misti di conifere per lo più di origine artificiale;
    2. b) San Cassiano-Galloro-Salto del Lupo, di 360 ha, compreso tra i due bracci del fiume Cerfone, presenta una vegetazione boschiva a cerro;
    3. c) Siole-Scopeto-Traforco, di 200 ha, tra il Fosso della Padonchia ed un ramo del fiume Cerfone, è caratterizzato da formazioni spontanee accanto ad artificiali;
    4. d) Ranchetto-Colle-Giglioli, di 240 ha, a cavallo tra il Comune di Arezzo e quello di Castiglion Fiorentino, presenta la morfologia più aspra dei quattro nuclei ed anch'esso presenta una frammistione di vegetazione spontanea ed artificiale.
  • - Area Naturale di interesse locale "Bosco di Sargiano": attualmente gestita dalla Provincia, di circa 10 ettari e di proprietà dei Frati del Convento di Sargiano, ha tutte le caratteristiche di un'area boscata prevalentemente composta da Rovere (Quercus petrae).

3.2 Ambito di paesaggio pede-collinare

L'ambito pede-collinare si estende dalla fascia collinare, ad est e parzialmente ad ovest, verso l'estesa pianura aretina: la sua caratteristica non è tanto morfologica quanto di tipo storico-produttivo e quindi è strettamente connessa alla presenza dell'uomo.

La presenza uniforme e consolidata nel tempo di colture arborate, quali oliveti e vigneti, il cui grande sviluppo ebbe inizio dalla seconda metà del Seicento, di ville, storiche e/o recenti, intervallate da tratti boscati, costituisce uno dei caratteri salienti di questo territorio.

L'assetto delle colture storiche terrazzate e a ciglioni si è mantenuto in gran parte delle fasce collinari, soprattutto verso nord-est, contribuendo a "creare" una sequenza di paesaggi disposti a fasce orizzontali in cui i coltivi terrazzati con le ville costituiscono un gradevole elemento di tramite tra i boschi di pendio e le aree agricole della pianura.

Paesaggio pede-collinare e collinare

Paesaggio pede-collinare e collinare

In realtà esistono delle "situazioni di criticità" in questo ambito dovuti alla presenza di aree in stato di abbandono e alla sempre più frequente antropizzazione dei luoghi: ad esempio nella fascia a sud-est gli insediamenti urbani si avvicinano pericolosamente ed in maniera compatta fino ai versanti collinari in parte poiché la presenza della S.S. 71 ha permesso lo sviluppo di piccoli centri urbani minori legati alle attività agricole della bonifica della Val di Chiana. In questo caso il paesaggio dei terrazzi si presenta interrotto da aree costruite e da aree abbandonate.

3.3 Ambito di paesaggio vallivo

Coincide con la Valle del Cerfone cioé la valle solcata dal fiume Cerfone, affluente del Tevere.

Questa vallata ha dei caratteri fisici abbastanza variabili presentando dei tratti vallivi molto incisi, dovuti alla rapidità dell'erosione, ed altri più morbidi ed arrotondati.

La Valle del Cerfone presenta una rilevante presenza antropica in quanto è attraversata dalla Superstrada dei Due Mari (S.S. 73), che collega Grosseto con Fano, così come vi passava un tracciato ferroviario collegante Arezzo con la città di Sansepolcro.

Sul fondovalle si attestano due centri di cui il più importante è Palazzo del Pero. È uno dei centri più ricchi di storia e bellezze paesaggistiche la cui posizione è, infatti, felicissima: a quota 406 m, in una non vasta piana circondata da montagne boscose, alla confluenza di quattro piccole valli.

Tutto ciò rende il centro abitato un nodo stradale di rilievo oggi come nel passato: infatti, il toponimo "Palazzo del Pero", di origine romana, dice ordine ad una strada importante ed ad un luogo di sosta lungo questa.

3.4 Ambito di paesaggio della pianura

L'ambito della pianura è un ambito molto complesso giacché i fenomeni antropici hanno condizionato nel tempo e la sua morfologia e i suoi usi storici.

Si possono individuare tre sottoambiti specifici all'interno della vasta area di pianura che comprende sia la Piana di Arezzo, più a nord, sia la Piana della Chiana Aretina (Val di Chiana):

  • - pianura coincidente con l'area di bonifica lungo il Canale Maestro della Chiana (pianura a sud-ovest), canale che collega le acque della Chiana all'Arno con un corso inverso al primitivo.

Originariamente il fiume della Chiana partiva dalle vicinanze di Arezzo e precisamente dalla Chiusa detta dei Monaci per gettarsi poi nel Tevere. Poiché inondazioni e ristagni delle acque appestavano questa zona nel 1823 il conte Fossombroni, ministro di re Ferdinando III, rialzò il terreno paludoso dando alla Chiana una pendenza regolare verso l'Arno e quindi si prosciugò e canalizzò la regione adiacente.

Schema di Leonardo sulla palude della Valdichiana

Schema di Leonardo sulla palude della Valdichiana (Arezzo e Val di Chiana, 1503)

Lo schema di Leonardo ben evidenzia lo stato paludoso, lungo circa 40 km, dell'area nel 1500 e forse il vero scopo di questa carta era il progetto di prosciugamento della palude della Val di Chiana, progetto a cui Leonardo sia stato coinvolto.

In questo periodo la Chiusa dei Monaci versa le acque della Chiana nell'Arno mediante appunto il Canale Maestro mente l'altro tratto della Chiana volge verso il Tevere: per questo motivo si parla della Chiana come fiume bipartito.

Questo tratto di pianura è chiaramente legato ad usi agricoli con coesistenza di tipologie agricole, cioé di tipo estensivo con seminativi e di tipo intensivo; non essendo ancora stata alterata dalle espansioni insediative la permanenza del rapporto tradizionale tra elementi strutturanti ed insediamenti rurali rende ancora più palesi i suoi caratteri storici.

- pianura di nord-est: questa zona che a partire dall'abitato della città di Arezzo si attesta lungo le fasce collinari presenta un impianto agricolo ancora integro con tracciati e sentieri storici che corrono verso i pendii con tratti torrentizi che ne lambiscono alcuni punti.

- pianura ad ovest: è divisa dalla precedente zona di pianura dalla S.S. 71 Umbro-Casentinese e presenta dei connotati sempre di tipo agricolo ma rarefatti a causa della presenza di attività antropiche a forte sfruttamento del suolo (cave, industrie, ecc).

Il versante ovest del territorio aretino è quello ove si sono stanziate le principali arterie ferroviarie e stradali comportando la localizzazione di numerosi centri insediativi e di centri produttivi. In modo particolare la presenza delle cave a Quarata ha non poco compromesso il paesaggio e la morfologia; allo stesso modo sono critici i punti di contatto con le varie espansioni urbane verso ovest.

3.5 Ambito di paesaggio dei fondovalle fluviali

L'ambito dei fondovalle fluviali è caratterizzato dai corsi idrografici principali e dalle loro pertinenze: nel territorio aretino sono fortemente riconoscibili il corso dell'Arno ed i suoi affluenti, ed il corso del Canale Maestro della Chiana.

Il corso dell'Arno si presenta relativamente intaccato dalle presenze antropiche: ad ovest dove si attesta la Riserva Naturale Regionale di Ponte Buriano e Penna, il fiume si allarga e con esso il suo fondovalle, presentando delle piccole spiagge sul lago artificiale creato dalla Diga della Penna, e viene affiancato da lungofiume con una vegetazione riparia fitta ed integra sullo sfondo del Ponte che è uno dei più antichi (costruito nel 1277 ma sicuramente su un ponte romano) e dei più suggestivi sull'Arno. Ad est l'andamento dell'Arno si fa più tortuoso ed il suo fondovalle si restringe verso Nord.

Vista su Ponte Buriano

Vista su Ponte Buriano

Vista sull'Arno da Ponte Buriano

Vista sull'Arno da Ponte Buriano

Discorso diverso per il Canale Maestro che, correndo parallelamente alla S.S. 71, presenta dei punti di "contaminazione" antropica soprattutto di tipo produttivo così come allo stesso tempo anche la qualità delle acque non è delle migliori a causa della quantità di reflui scaricati: infatti nel Canale confluisce la totalità dei reflui, depurati e non, di origine civile ed industriale della città di Arezzo. Il fondovalle del Canale Maestro parte molto più ristretto dalla Chiusa dei Monaci ampliando la propria sezione verso l'Arno.

Infatti, dalla Chiusa dei Monaci, opera di ingegneria ed architettura idraulica eseguita nel 1829 dall'architetto Alessandro Manetti, l'acqua del canale comincia a dirigersi verso l'Arno con maggiore velocità a causa dell'aumentata pendenza del terreno creata artificialmente.

La Chiusa dei Monaci

La Chiusa dei Monaci

Il Canale Maestro della Chiana nei pressi della Chiusa dei Monaci

Il Canale Maestro della Chiana nei pressi della Chiusa dei Monaci

I corsi idrografici minori, per lo più con un regime di acque scarso o comunque trascurabile, invece tendono a scomparire avvicinandosi alla città di Arezzo o perché canalizzati o semplicemente perché circondati dalle attività antropiche.

Tra questi il più importante è il torrente Castro che, nel suo percorso all'interno della città di Arezzo, perde quasi tutti i suoi connotati idrografici e di conseguenza il suo fondovalle già esiguo tende a scomparire nel centro abitato.

Il sistema dei fondovalle di conseguenza è riconoscibile nella parte nord del territorio aretino fino quasi a scomparire avvicinandosi all'agglomerato principale "sepolto" dalle attività antropiche urbane o rurali.

4. Gli elementi della struttura territoriale e temi di progetto

Dall'analisi del territorio di Arezzo dal punto di visto morfologico, storico e paesaggistico e dalla loro valutazione si desumono dei fondamentali elementi caratterizzanti la struttura territoriale, relativi quindi all'intero territorio aretino, che esprimono le potenzialità e definiscono dei punti guida per la progettazione vale a dire dei temi di progetto

4.1 I segni d'acqua

Il sistema delle acque presenta dei gravi problemi sia a livello qualitativo che quantitativo ma soprattutto la strutturazione idrografica, specialmente del sistema torrentizio secondario, risulta quasi "dispersa" all'interno degli usi antropici.

Il problema della scarsa qualità delle acque naturali è stato accennato in precedenza ed è dovuto, oltre allo sfruttamento e all'intaccamento delle aree adiacenti o insite i corsi idrografici, sia principali che secondari, alla cattiva gestione del sistema fognante e di depurazione che in realtà permette di utilizzare i corsi d'acqua, soprattutto quelli minori, come discariche ufficiali. Infatti, i dati relativi alla qualità biologica delle acque superficiali, dall'indagine effettuata tra il '94 ed il '95 dall'Ufficio Ambiente del Comune di Arezzo[5] attestano un carico inquinante molto forte su tutto il Canale Maestro in regime di morbida, che si attenua in regime di magra, e su una parte dell'Arno, con valori inquinanti più o meno similari per gli affluenti della Chiana nel tratto adiacente Arezzo.

Anche la quantità non è assicurabile in quanto la formazione geologica dei territori aretini, in parte costituiti da macigno, comporta una certa povertà d'acqua nelle sorgenti.

Il problema principale comunque rimane il rapporto tra corso idrografico e massiccia presenza antropica che ha alterato e continua ad alterare il sistema dei tracciati idrografici.

Questo interessa soprattutto gli affluenti della Chiana che incontrano direttamente, e molto più di quelli dell'Arno, le espansioni insediative aretine.

Gli effetti di questo rapporto problematico tra elemento d'acqua ed impatto antropico si manifesta diversamente nel tratto più urbano del territorio interessato dal fiume Castro e dal torrente Bicchieraia, rispetto l'area più esterna a sud.

La condizione negativa del torrente Castro, che entrando ad Arezzo viene intubato e si getta nella Chiana completamente privato delle sue caratteristiche naturalistiche, si aggiunge ad un ben più grave problema di sicurezza idraulica in quanto il Castro è a forte rischio di esondazione: quando c'è un aumento di portata di acqua si verifica il suo straripamento, a causa della sua stretta sezione, provocando l'allagamento delle aree adiacenti che sono al centro di Arezzo. Per questo motivo è stata introdotta l'ipotesi di un canale diversore che devii il regime delle acque del Castro in una posizione esterna al margine insediativo e quindi meno pericolosa.

Il torrente Castro al centro di Arezzo

Il torrente Castro al centro di Arezzo

Il fosso della Bicchieraia, avvicinandosi all'edificato residenziale sud-est aretino comincia a perdere la sua conformazione naturalistica: il verificarsi di future espansioni insediative verso est rischia di compromettere ancora di più non solo la qualità idrica del torrente ma soprattutto il suo tracciato e quindi il suo segno sul territorio.

Il fosso della Bicchieraia in entrata ad Arezzo

Il fosso della Bicchieraia in entrata ad Arezzo

Il fosso della Bicchieraia verso est

Il fosso della Bicchieraia verso est

Il fiume Castro, il torrente della Bicchieraia e la struttura insediativa

Il fiume Castro, il torrente della Bicchieraia e la struttura insediativa

Un altro problema riguarda gli affluenti della Chiana verso sud: questi scorrono perpendicolarmente non solo al Canale Maestro ma soprattutto alla S.S. 71 e alla direttrice ferroviaria. La tendenza dei centri urbani lungo la S.S. 71 ad espandersi e a saldarsi tra loro a formare una frangia lineare, unita alla forte infrastrutturazione sopra menzionata, crea una barriera al defluire delle acque da monte verso la Chiana.

Con l'aumento della portata detti torrenti che già presentano un bacino molto esiguo sono ostacolati dalla sezione intubata sempre troppo stretta quindi l'acqua tende a fuoriuscire dal letto idrografico e ad inondare le aree abitate.

Criticità del sistema delle acque

Criticità del sistema delle acque

Temi di progetto
  • - Recupero dell'identità del fiume nella città attraverso la creazione di un sistema articolato di fruizione in funzione delle diverse aree urbane; l'articolazione permette di definire delle zone naturalistiche e delle zone attrezzate, compatibilmente al contesto, per attività di tempo libero;
  • - Continuità e discontinuità del sistema della acque nell'urbano e nel territorio: questo riguarda soprattutto la rete idrografica secondaria, che nel tratto urbano è praticamente inesistente; la continuità del reticolo deve essere assicurata non isolando i vari tratti del corso d'acqua ma cercando di definire dei "canali verdi", anche sui punti in cui il corso è intubato e quindi nascosto, che costituiscano una continuità ecologica; questo significa anche individuare, in alcuni casi dei luoghi verdi alternativi per il passaggio delle acque superficiali per le situazioni in cui le espansioni edificatorie intaccano e artificializzano il reticolo naturale (ad es. il fosso Rigutino, tombato in prossimità della S.S. 71 e nell'attraversamento dell'urbano);
  • - Salvaguardia dai rischio attuali e potenziali (inquinamento, esondazione ecc.) mediante la creazione delle fasce e di aree contigue ai corsi d'acqua in cui qualsiasi uso antropico compatibile con gli effetti del rischio;
  • - Corretto utilizzo della risorsa acqua.

4.2 Le aree degradate

Come precedentemente detto il territorio aretino si presenta fortemente strutturato secondo le sue caratteristiche morfologiche in degli ambiti territoriali: in realtà abbiamo visto come la lo sfruttamento antropico del suolo tenda ad isolare i contesti ecologicamente sani, quali sono le aree collinari e montane ed in parte pede-collinari, dalle aree di pianura e dei fondovalle non permettendo un equilibrio naturale ed ambientale necessario alla sopravvivenza delle specie faunistiche e floristiche.

La presenza di aree naturali "relitte" cioé circondate da usi urbani a forte consumo di suolo (attività produttive, cave, aree urbane a forte densità insediativa, infrastrutture a grande scorrimento) come ad esempio la Riserva di Ponte Buriano o altre isole come l'area della bonifica storica della Val di Chiana non può riuscire a sopperire il frazionamento e l'isolamento delle aree naturali e quindi costituire un habitat.

Inoltre lo sviluppo urbano di Arezzo, come accennato in più riprese, si è evoluto in maniera "diffusa" sul territorio circostante tanto da evidenziare l'assenza di un confine o margine urbano.

La presenza di un margine permette la "riconoscibilita'" di un luogo e nel caso di Arezzo le espansioni industriali e commerciali lungo le sue vie di accesso a nord e ad ovest mal si coniugano con l'ambiente rurale storico che sale verso le fasce pede-collinari e collinari.

L'accesso alla città e i percorsi di entrata, utilizzabili da turisti e visitatori, dovrebbero focalizzarsi sugli aspetti positivi della città: il suo ambiente rurale, le grandi visuali e i sobborghi storici.

Il problema principale per molte aree aretine è costituito dal brusco passaggio dal rurale all'urbano vale a dire dalla tendenza dell'urbano ad occupare impropriamente suoli storicamente agricoli creando dei veri e propri buchi o vuoti che diventano di difficile gestione.

La formazione di aree intercluse all'esterno di Arezzo come all'interno della sua agglomerazione principale è dovuta anche allo stato di abbandono di usi non più economicamente redditizi e al passaggio da città agricolo-turistica a città industrial-turistica.

Temi di progetto
  • - Recupero e rifunzionalizzazione delle aree "contaminate" dallo sfruttamento antropico (le cave) come nuovi contenitori naturali, o rinaturalizzati, di attività sportive e per il tempo libero;
  • - Creazione di una connettivo, rete, maglia, verde di margine della città;
  • - Creazione di aree filtro tra i margini edificati ed agricoli (parchi, giardini ed aree naturali).

4.3 Le trame agricole

Il paesaggio agrario toscano è ovunque celebrato e menzionato sia per le sue caratteristiche produttive che per quelle suggestive: l'assetto agricolo aretino ancora si caratterizza per il suo impianto storico anche se in parte è compromesso dalle attività produttive di tipo industriale e dalle barriere fisiche, sempre più numerose, delle infrastrutture stradali.

La articolazione delle aree pede-collinari, nonostante una tendenza degli abitati all'espansione su direttrici, mantiene ancora la continuità dell'impianto storico a terrazzi o a ciglioni mentre per le trame agricole di pianura la situazione è più diversificata.

Una porzione del territorio agricolo, soprattutto verso est, infatti mantiene la sua strutturazione ad enclave e si presenta sotto forma di "isole" agricole con una forte connotazione di caratteri agricoli tradizionali ben mantenuti ed evidenti (filari alberati al limite del podere, colture tradizionali, casali poderali, ecc.).

In altre parti, ad esempio verso sud, le connotazioni agricole di tipo storico sono meno evidenti soprattutto per lo svilupparsi dell'agricoltura estensiva con vasti campi al posto dei frazionamenti tradizionali e con tecniche agricole di tipo industriale.

Infine dove l'edificato si è accresciuto smisuratamente, e soprattutto in prossimità delle aree produttive, la tramatura agricola risulta quasi irriconoscibile: la presenza di colture diversificate e frammiste, intervallate da aree incolte, denota una tendenza all'abbandono delle pratiche agricole e alla perdita dell'identità agricola che ha caratterizzato a lungo tempo il territorio.

Temi di progetto
  • - Mantenimento e tutela della struttura agraria ancora riconoscibile;
  • - Recupero dei caratteri strutturanti (muri, ciglionature, opere di canalizzazione) e agricoli (impianto arboreo, filari e vegetazione isolata di segnalazione) compatibili con una produzione agricola economicamente vantaggiosa;
  • - Strutturazione di una trama agricola con tecnologie ecocompatibili (agricoltura biologica);
  • - Ripristino delle aree incolte ed abbandonate e loro riconversione ad usi agricoli e produttivi.

4.4 Le trame insediative storiche e attuali

Ancora oggi è riconoscibile l'impianto storico della città racchiusa entro le mura consolidate in età medicea e le direttrici radiali di derivazione romana e medioevale. Gli spazi aperti della città storica (parco della fortezza medicea, parco del Prato, ideato da Pietro Porcinai, parco delle mura, l'anfiteatro romano, ecc.) sono caratterizzati da una forte identità formale derivata da una forte condizionamento dell'impianto storico.

Lo sviluppo e le espansioni nel tempo hanno sottolineato due modalità di crescita: in addizione della città antica e lungo le direttrici radiali.

Gli spazi aperti della città in addizione, benché di ampie dimensioni, risultano essere tra loro non collegati e fortemente condizionati dal contesto dei quartieri in cui ricadono.

Nel caso delle espansioni radiali, le direttrici stradali di derivazione storica, rafforzatesi nel tempo quali principali vie d'accesso alla città, in tutte le direzioni esclusa quella est per motivi morfologici, hanno influito sulle modalità insediative condizionando la crescita della città moderna.

Le recenti arterie stradali a grande scorrimento, i tracciati ferroviari a lunga percorrenza e soprattutto il nuovo asse autostradale hanno ancora più consolidato i tessuti insediativi determinando vere e proprie frange continue che si saldano poi tra di loro mediante processi di saturazione delle aree libere.
I sobborghi abitati che si sono determinati sono caratterizzati da una varietà di tipologie abitative e servizi, di usi e densità che li differenziano fortemente dall'agglomerato storico. Gli spazi aperti, originariamente residuali ai processi di crescita urbana, si consolidano e si identificano all'interno della residenza, perdendo la prerogativa e la potenzialità di "elemento territoriale connettivo" sia interno ai tessuti che esterno verso il territorio.

L'espansione insediativa tende inoltre in molti settori ad inglobare le antiche ville e fattorie di impianto seicentesco con il rischio di perdere quelle caratteristiche storico-architettoniche ed urbanistiche che hanno regolato nel passato l'ordinamento insediativo territoriale.

Carta dell'evoluzione degli insediamenti e dell'organizzazione dei sistemi agrari

Struttura storica insediativa e delle infrastrutture
(Carta dell'evoluzione degli insediamenti e dell'organizzazione dei sistemi agrari, 1919)

Temi di progetto
  • - Creazione di filtri lineari (bande verdi) di attenuazione delle infrastrutture viarie e produttive;
  • - Recupero della rete infrastrutturale principale e secondaria come elemento strutturale e funzionale al sistema ambientale e per il potenziamento dell'ecosistema urbano
  • - Definizione di un sistema di percorsi, interni ed esterni all'urbano, con connotazione storico-paesistico e naturale e di collegamento tra i diversi luoghi verdi

4.5 I luoghi verdi della città e del territorio

Il verde nel territorio aretino si presenta con connotazioni diverse: la presenza di vaste aree naturali territoriali, come la Riserva Naturale di Ponte Buriano e Penna e come i complessi demaniali forestali di Legnano e dell'Alpe di Poti, si contrappone alla presenza pedissequa ma discontinua di aree verdi di fruizione urbana.

Le aree verdi a valenza territoriale si pongono ad una certa distanza dal centro ma in ogni caso presentano dei caratteri di integrità vegetazionale abbastanza elevati.

La presenza di verde in città è assicurata invece, oltre che dalle pertinenze residenziali, dalle aree adiacenti le mura con consistenti strati vegetazionali, dai giardini e dai parchi più o meno grandi, dai viali alberati adiacenti l'accesso alle mura.

Inoltre l'elemento verde è anche evidenziato dalla permanenza di orti e oliveti adiacenti il centro storico eredità di un impianto delle prime "periferie" aretine di tipo rurale.

La non riconoscibilità di un disegno complessivo che colleghi le aree verdi e che soprattutto valorizzi i punti notevoli della città stessa si evidenzia soprattutto nelle nuove espansioni residenziali o comunque in alcune porzioni urbane che si sono sviluppate un contesto storico-culturale in cui il verde era considerato più come elemento dimensionale (standard) che non come segno formale capace di organizzare parti di città.

Temi di progetto
  • - Creazione di aree verdi legate allo sport ed al tempo libero facilmente accessibili dal centro di Arezzo e dall'esterno;
  • - Articolazione e differenziazione delle aree verdi interne alla città in funzione del suo utilizzo e collegamento di tutti i suoi elementi (areali, lineari e puntuali);
  • - Connessione dei luoghi verdi urbani con il verde territoriale mediante dei cunei verdi e delle direttrici verdi di varie specie e funzione (vegetazione ripariale, alberature di margine di poderi, ecc.) che utilizzi la trame delle acque, dei percorsi storici, e gli elementi di rilevanza naturalistica e di marginalità come capisaldi del sistema ambientale.

5. Per un progetto del sistema ambientale

5.1 Premessa metodologica

La coscienza contemporanea della fragilità del contesto ambientale obbliga i programmi di modificazione-trasformazione, ed in particolare Piani e Progetti, a confrontarsi con la complessità dei rapporti che intercorrono tra specie viventi e ambiente: rapporti di continuità ed indissolubilità (le specie viventi non possono sottrarsi dall'azione dell'ambiente); rapporti di specificità (il riconoscimento di differenti soglie di sensibilità); rapporti di reciprocità (il susseguirsi di azioni e retro-azioni).

All'interno della pianificazione urbanistica e territoriale l'esigenza di considerare i fattori ambientali come fattori decisivi per la comprensione di determinati assetti territoriali ha allargato la pratica di analisi pluridisciplinari: la geologia, lo studio della vegetazione e delle comunità animali (in rapporto alla trasformazione storica dei paesaggi umani) sono cioé ricondotti ad un quadro globale, capace di orientare scelte e trasformazioni consapevoli.

Le tematiche ambientali hanno rafforzato e innovato i significati del termine sistema; l'uso del termine testimonia la diffusione di modelli interpretativi a carattere relazionale che, diversamente da un modo di osservare gli "oggetti", assoluti e discreti, mette al centro dell'osservazione il campo dei rapporti dinamici; il contesto non è più quindi interpretato come "sfondo" ma come campo di relazione, ovvero ricerca della specificità ambientale, formale e funzionale; individuazione di differenze ed omogeneità, continuità e fratture, permanenze e trasformazioni.

5.2 Le relazioni ecologiche

Per molti anni la questione ambientale ha avuto riflessi poco significativi all'interno della costruzione dei Piani, riducendosi generalmente alla previsione di aree da "tutelare" - cioé da sottrarre genericamente ai processi di trasformazione - giustapposte ad aree destinate alla trasformazione, aree "senza valore" paesaggistico o ambientale da sacrificare allo sviluppo è il caso della gran parte delle aree di fondovalle o di collina, in cui la trasformazione è avvenuta senza tenere in alcuna considerazione le caratteristiche ambientali e la relativa carrying capacity. Questo modo di immaginare la conservazione opposta alla trasformazione, riconducibile alla logica di separazione e specializzazione dello zoning tradizionale, ha prodotto forti squilibri, in alcuni casi irreversibili, ignorando e annullando uno dei caratteri strutturali del funzionamento ambientale di un territorio, e cioé i legami che intercorrono tra le diverse parti e l'insieme.

Attraverso aria, acqua e suolo, infatti, un sistema complesso di connessioni, non immediatamente evidenti, tiene insieme e regola lo scambio tra le diverse parti, favorendo rapporti di reciprocità e complementarità.

La compromissione di una parte induce quindi un turbamento sull'intero sistema, variandone il funzionamento. Quando l'entità della compromissione è superiore alle capacità di reazione del sistema stesso si va incontro all'inevitabile crisi (biologicamente irreversibile) dell'intero sistema

Le analogie tra questa argomentazione ed i fondamenti storici dell'ecologia sono del tutto evidenti. A seguito della diffusione delle conoscenze ecologiche, anche all'interno degli studi urbani e territoriali, i significati del sistema ambientale hanno acquistato coerenza ed efficacia. Il sistema ambientale all'interno del progetto urbanistico e territoriale muove dal funzionamento globale del contesto considerato, per ridefinire ruolo e prestazioni delle differenti parti, chiarendo la natura delle interazioni con il funzionamento degli altri sistemi (per esempio mobilità, residenza, ecc.).

Il sistema di relazioni specifico che caratterizza un sistema ambientale è fortemente contestuale, dipendente cioé dai limiti e delle potenzialità (fisico-biologico-storiche) delle parti analizzate.

5.3 Principi di progetto

Muovendo dalla premessa metodologica enunciata, è possibile definire un campo di azioni possibili nella direzione di favorire stabilità biologica ed energetica del territorio, salvaguardandone e potenziando la biodiversità, quale uno degli indici più significativi della vitalità biologica di un sistema, minacciato dalla depauperamento e dall'omologazione susseguenti alle trasformazioni contemporanee.

Nella costruzione del sistema ambientale possono essere individuati i seguenti principali indirizzi:

  • - la tutela di aree caratterizzate da livelli elevati di naturalità: l'azione di tutela si pone come un vero e proprio progetto di conservazione; non appare cioé sufficiente la previsione di generiche forme di vincolo, quanto piuttosto continuare a garantire le condizioni che hanno permesso la sopravvivenza di un equilibrio ecologico sufficientemente stabile, eliminando eventuali fattori di disturbo;
  • - il recupero di aree degradate (aree caratterizzate dalla compromissione parziale o totale delle condizioni fisico-biologiche di base, come i casi emblematici di cave, grandi superfici impermebilizzate, suoli contaminati, ecc.) quali situazioni ad alta entropia che trasmettono ad un contesto spesso molto più ampio di quello visibile effetti di degrado progressivo ed instabilità;
  • - il potenziamento e la salvaguardia degli spazi liberi verdi all'interno di contesti urbani densi (per es. parchi, giardini, viali alberati, ecc.): oltre al ruolo tradizionale di attrezzatura e servizio questi assumono un nuovo significato ambientale in termini di mitigazione delle condizioni di alterazione dell'ecosistema urbano (la trasposizione del termine ecosistema al contesto urbano ha significati disciplinari ma soprattutto metaforici) favorendo le condizioni di equilibrio di aria, acqua e suolo;
  • - l'arresto della progressiva insularizzazione del territorio attraverso la salvaguardia, il recupero ed il ripristino ambientale, laddove possibile, della rete di scambi biologici tra le diverse parti del contesto analizzato, soprattutto quelle con caratteri fito-climatici differenti.

La difesa del continuum ambientale diventa strategia descrittiva e progettuale del territorio come principio di coerenza alle diverse scale degli interventi, dalla scala vasta (progetti di attraversamento biologico delle grandi pianure urbanizzate per la riconnessione degli ambienti collinari con quelli vallivi) alle azioni locali (rivitalizzazione della trama minuta di fossi e siepi campestri che permette lo scambio ed il movimento - animale e vegetale - in aree circoscritte).

6. Struttura del piano

6.1 Sistemi territoriali

La definizione dei sistemi territoriali, legata al riconoscimento delle caratteristiche fisiche del territorio, è funzionale alla determinazione di obiettivi propositivi relativi all'aspetto socio-economico, all'aspetto storico ed insediativo, e all'aspetto vegetazionale, che intendono essere raggiunti ai fini della costruzione del piano.

I sistemi territoriali si identificano con gli ambiti territoriali precedentemente desunti mediante l'elaborazione della Carta dei caratteri e la relativa valutazione sintetica ma soprattutto si ricollegano nell'ambito dei Sistemi Territoriali di Programma (sistema territoriale dell'Appennino; sistema territoriale dell'Arno; sistema territoriale del Tevere) individuati dal Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Arezzo a loro volta recepiti, ai fini degli effetti localizzativi legati alla programmazione socio-economica, dai Sistemi Territoriali Locali già configurati dalla Regione Toscana con la decisione della Giunta n. 34del 22/12/1997 e nella proposta di Piano di indirizzo Territoriale approvata dalla stessa in data12/1/1998.

I sistemi territoriali

I sistemi territoriali

Sistema montano

Il sistema montano-collinare presenta delle caratteristiche morfologiche e fisiche non compromesso dagli usi antropici grazie alla continuità della vegetazione boschiva, assicurata da una consistente quantità di rimboschimenti, e dalla presenza di aree verdi integre, importanti bacini eco-sistemici tutelati e gestiti dai vari livelli amministrativi competenti.

Gli obiettivi sono volti, oltre alla salvaguardia e manutenzione delle risorse vegetazionali esistenti indispensabili per il conseguimento dell'equilibrio ecologico, mediante ad esempio regolamentazioni degli assetti boschivi, anche all'evidenziazione dei caratteri paesaggistici tradizionali e dei manufatti storici ad essi legati; il recupero delle risorse citate deve essere effettuato sinergicamente all'evoluzione produttiva ed insediativa garantendo la permanenza della popolazione insediata incentivando anche le attività di fruizione di tipo naturalistico.

Sistema pedecollinare e collinare

L'ambito pedecollinare e collinare occupa quasi la metà del territorio montuoso del comune di Arezzo, si sviluppa dal crinale definito a nord dai monti del Castellaccio e a sud dai monti di Lignano e cinge le due piane di Arezzo (Piana Aretina e Val di Chiana).

Il paesaggio è caratterizzato da estesi boschi, in parte ceduati e in parte riforestati, intervallati da radure coltivate o utilizzate a prato pascolo, con un sistema insediativo "rarefatto" ma non trasformato, impostato su nuclei di ridotte dimensioni tra i quali Mulinelli e Usciano.

Gli obiettivi sono volti alla valorizzazione ed al recupero dei caratteri storici, relativi alle tramature agricole e ai manufatti di pertinenza, alle dinamiche vegetazionali, ma anche allo sviluppo agricolo e delle attività connesse in maniera compatibile all'assetto naturale del territorio. Una particolare attenzione sarà da porre sugli elementi d'acqua, alla loro regimazione ed utilizzo, e al loro rapporto con il suolo.

Sistema pedecollinare terrazzato

Il sistema è definito dalla presenza di campi terrazzati con impianti di tipo tradizionale divisi ed alternati da lembi boscati che scendono dalle pendici montano-collinari.

Nel sistema, caratterizzato dalla permanenza di un paesaggio agricolo di tipo storico-produttivo (oliveti e vigneti), emergono due strutture insediative: la prima continua, compresa tra la antica viabilità collinare e la attuale strada statale, con affaccio sulla Val di Chiana, comprendente i centri di Olmo, Fontiano, Pigli, Policiano, Rigutino, S. Zeno; la seconda strutturata per nuclei isolati, con affaccio su Arezzo con i centri di Agazzi, Vignale, Bagnaia, S. Firmino, Bagnoro, Monastero, La Chiassa, Tregozzano, Antria, S. Polo.

Gli obiettivi si rivolgono, oltre al recupero e alla valorizzazione delle testimonianze storiche e culturali, sia a livello produttivo che a livello di tipologie architettoniche e di regole-tipo urbanistiche, ma anche di tipo morfologico e vegetazionale, alla promozione e allo sviluppo di nuovi usi e produzioni, agricoli o in ogni caso ad essi connessi, in maniera compatibile con le risorse, gli assetti esistenti e la morfologia dei luoghi.

Sistema di valle

La valle (Valle del Cerfone) presenta una configurazione variabile: nel tratto basso stretta ed incisa, nel tratto alto, ampia con i versanti coltivati. In posizione baricentrica è situato, alla confluenza di due direttrici territoriali, il nucleo di Palazzo del Pero. Altri nuclei, Albiano, Molin nuovo, Ranco, Rancaccio sono localizzati lungo il percorso di fondovalle attualmente interessato dal passaggio dalla superstrada Due Mari.

Gli obiettivi anche in questo caso riguardano la tutela e la valorizzazione degli assetti agricoli e storico-insediativi tradizionali ed inoltre la riqualificazione dell'ecosistema vallivo mediante la salvaguardia delle acque e delle aree adiacenti con particolare attenzione al rapporto con l'infrastruttura di Due Mari che condiziona fortemente il sistema.

Sistema di pianura

Il sistema della pianura è l'ambito più complesso poiché è caratterizzato da fenomeni antropici, fenomeni storici e connotazione morfologica. Le aree urbane principali sono rappresentate dai centri di Arezzo Capoluogo, Patrignone, S. Leo, Pratoantico, S. Giuliano, Frassineto.

Si possono sinteticamente individuare tre ambiti specifici comprendenti sia la piana di Arezzo, più a nord, che la piana della Chiana Aretina (Val di Chiana):

  • - pianura coincidente con l'area di bonifica lungo il Canale Maestro della Chiana;
  • - pianura di nord-est, che, contigua alla città di Arezzo, si attesta lungo le fasce pede-collinari e presenta un impianto agricolo ancora integro con tracciati e sentieri storici che collegano i pendii e le parti montane;
  • - pianura ad ovest, divisa dalla precedente zona di pianura dalla S.S. 71 Umbro-Casentinese, con un impianto di tipo agricolo molto diversificato a causa della presenza di molteplici attività antropiche (insediamenti sparsi, cave, industrie, infrastrutture, ecc).

Gli obiettivi tendono a preservare i modelli insediativi e la struttura del paesaggio agricolo quando sono ancora integri e riconoscibili, a riqualificare i caratteri storico-agricoli nelle aree più degradate, soprattutto inibendo i processi insediativi legati alle infrastrutturazioni viarie, e soprattutto a coniugare il recupero del paesaggio agricolo tradizionale con il potenziamento delle attività agricole produttive.

Sistema fluviale (Arno e affluenti)

Il sistema fluviale è caratterizzato dal corso dell'Arno e dal Canale Maestro della Chiana. Il sistema secondario, costituito dai torrenti Castro, Chianaccia e Bicchierata, Vingone e Sellina - tutti affluenti del Canale Maestro -, risulta riconoscibile nel territorio prossimo alla collina fino quasi a scomparire avvicinandosi all'agglomerato principale "occluso " dalle attività antropiche urbane o rurali. Il corso dell'Arno si presenta integro, relativamente intaccato dalle presenze antropiche, e comprende al suo interno la Riserva Naturale Regionale di Ponte Buriano e Penna. Il fondovalle del Canale Maestro giunge canalizzato fino alla Chiusa dei Monaci da cui prosegue verso l'Arno, acquistando una sezione naturale di fondovalle.

Lungo il corso dell'Arno, in posizione di affaccio, sono insediati dei centri di elevato valore storico, quali: Monte Sopra Rondine, Rondine, Ponte Buriano, Cincelli, Patrignone, Giovi.

Tra gli obiettivi da perseguire, oltre a quelli più ovvi, come la riqualificazione ambientale ed il ripristino del paesaggio fluviale e dei suoi manufatti storici, c'è l'attribuzione al sistema fluviale e alle sue aree pertinenti di un ruolo primario nello sviluppo eco-sostenibile del territorio mediante il risanamento delle aste fluviali e delle zone umide e soprattutto con il controllo delle attività non compatibili alla risorsa acqua.

6.2 Sistemi funzionali: il sistema ambientale

Il concetto di sistema si lega alla nozione di identità e di appartenenza ma anche all'idea di integrazione ed interdipendenza: l'idea di suddividere una città per sistemi nasce in base alla considerazione dell'interrelazione tra fattori naturali ed antropici.

Tutte le variabili concernenti la strutturazione di un luogo, o sistema, costituiscono le funzioni ed i materiali che si mescolano ed interagiscono tra loro.

I sistemi funzionali rappresentano gli scenari costituenti il progetto di piano e si differenziano in: sistema della residenza, della produzione, dei luoghi centrali, della mobilità ed infine il sistema ambientale.

Il progetto del sistema ambientale si articola in "ambiti" che presentano particolari connotazioni, i luoghi di progetto in altre parole, gli spazi aperti esterni ed interni alla città e gli elementi che li connettono.

Il sistema ambientale comprende essenzialmente due tipi di spazi aperti: le aree destinate a verde pubblico per lo svago e lo sport, legate al sistema della residenza, e i grandi spazi aperti, che comprendono le aree agricole e quelle destinate al recupero e alla salvaguardia ambientale.

Le due tipologie dovranno essere considerate ed utilizzate secondo degli accorgimenti e degli obiettivi che nel primo caso coincidono con una facile accessibilità e fruibilità, mentre per la seconda categoria si dovrà tener conto del loro valore ecosistemico all'interno del territorio e della città.

Di conseguenza gli interventi e l'uso di congrui materiali verdi dovranno adeguare questi spazi e valorizzare le risorse del territorio.

6.2.1 Articolazione del sistema ambientale

Il progetto della struttura del sistema ambientale del territorio di Arezzo si articola in una serie di sub-sistemi o ambiti di appartenenza; ad ogni sub-sistema o ambito è assegnato un determinato ruolo che viene nominato e descritto in modo allusivo attraverso l'uso di parole chiave:

  • - le parti montuose o collinari boscate, "riserve di naturalità" che salvaguardano sia le suddette parti, sia le aree urbani sottostanti;
  • - le parti agricole della pianura, "cintura" capace di proteggere i paesaggi rurali e di garantirne l'integrità nel contatto con le aree urbane;
  • - gli spazi aperti della città e del territorio, "collegamenti ambientali" e "capisaldi del verde";
  • - la trame e le aree di pertinenza delle acque, "corridoi di connessione" degli aspetti ecologici, e di supporto per le attività di tempo libero.
Ambiti e ruoli

Ambiti e ruoli

Il sistema ambientale si articola nei seguenti sottosistemi:

  • - la riserva di naturalità;
  • - le aree di transizione pede-collinari;
  • - la pianura coltivata, a sua volta articolata nei seguenti ambiti:
    1. a) le aree a prevalente funzione agricola e ad esclusiva funzione agricola;
    2. b) la corona agricola;
    3. c) le aree della bonifica storica;
  • - i corridoi e le connessioni fluviali;
  • - i capisaldi del verde, a sua volta articolabile nei seguenti ambiti:
    1. a) il verde territoriale;
    2. b) il verde sportivo;
    3. c) il verde urbano della cinta muraria;
    4. d) le bande verdi di compensazione.
Il sistema ambientale del territorio aretino

Il sistema ambientale del territorio aretino

6.2.1.1 La riserva di naturalità

Le aree collinari e montane comprese nel complesso delle Alpi di Poti, di Monte Lignano, Monte Gavino e S. Cornelio e quella del versante occidentale del Monte Telamone, costituiscono la "Riserva di naturalità". Sono aree ricche di masse arboree, cespuglieti, acque, pascoli, aree agricole parzialmente abbandonate con dinamiche tendenti alla ripresa del bosco, coltivi appoderati interclusi ed assumono un ruolo di riequilibrio eco-biologico e climatico per l'intero territorio e la Val di Chiana.

All'interno della Riserva di Naturalità sono presenti inoltre aree assoggettate o da assoggettare a salvaguardia: si tratta prevalentemente di aree boscate di pregio, alcune di proprietà demaniali, di aree boscate segnalate come Sito di Interesse Comunitario, di aree geologicamente instabili, di geotopi con rilevante valore o monumentale, di aree protette e di aree assoggettate a tutela paesistica dal PTC.

La composizione della riserva comporta che gli interventi siano finalizzati principalmente alla salvaguardia-recupero degli orizzonti vegetazionali favorendo allo stesso tempo il mantenimento-recupero della struttura insediativa e morfologica.

6.2.1.2 Le aree di transizione pede-collinari

Queste aree svolgono un ruolo di mediazione tra ambiti territoriali dotati di elevata naturalità (riserve di naturalità) e ambiti antropizzati da riequilibrare. Esse sono costituite prevalentemente da aree agricole pedecollinari, consolidate nell'uso e nei caratteri e da un sistema insediativo, costituito da nuclei storici, pievi, antiche ville agricole padronali, ancora significativo a livello formale e funzionale.

Nel sottosistema sono presenti sia aree ad esclusiva funzione agricola (aree agricole prevalentemente terrazzate, coltivate a vigneto od oliveto, colture tradizionali miste a maglia fitta) ed aree assoggettate o da assoggettare a salvaguardia (aree agricole caratterizzate dalla permanenza dell'impianto storico, con coltivi appoderati densi e continui).

Gli interventi devono provvedere a mantenere e/o ripristinare gli impianti vegetazionali e gli assetti agricoli: questo comporta, oltre a recuperare le tecniche agricole tradizionali e a potenziare, se non ripristinare, i caratteri vegetazionali che hanno definito il carattere di queste aree, la riutilizzazione delle aree abbandonate affinché il paesaggio pedecollinare risulti ininterrotto.

6.2.1.3 La pianura coltivata

Le aree agricole della pianura costituiscono potenzialmente una "cintura verde", si presentano diversamente connotate nei diversi aspetti degli assetti agricoli tradizionali, nei livelli di produttività e nel ruolo che svolgono nel contesto del sistema ambientale: dalla permanenza dei caratteri storico-ambientali alla necessità di interventi di riordino e riqualificazione agraria

Queste aree, prevalentemente pianeggianti, sono comprese tra il centro urbano e i territori ancora liberi, ed hanno la funzione di proteggere l'unicità e la specificità della relazione del centro urbano con la campagna circostante.

Gli interventi oltre salvaguardare e tutelare i caratteri tradizionali, sia agrari che vegetazionali, e a garantire la continuità delle pratiche agricole, mediante il recupero delle aree abbandonate e la rinaturalizzazione dei corsi idrografici, saranno volti all'incentivazione di pratiche agricole tecnologicamente avanzate ed ecocompatibili.

Le aree agricole a prevalente ed esclusiva funzione agricola

La stesura della carta degli usi agricoli e forestali ci ha permesso di dividere il territorio rurale del Comune in zone a prevalente funzione agricola e zone ad esclusiva funzione agricola, e di aree di prevalente interesse ambientale che sono destinate a specifica gestione come previsto dall'art. 23 comma 4 e 5 del P.I.T. e come è previsto dall'art. 1 comma 4 della L. R. 64/95. Le zone a prevalente e ad esclusiva funzione agricola sono di enorme importanza poiché in esse e soltanto in esse viene applicata la Legge Regionale 64/95 che rappresenta la base per la gestione del territorio agricolo, con ricadute normative che solo studi più approfonditi da portare avanti durante la stesura del Regolamento urbanistico permetteranno d'introdurre.

Le zone ad Esclusiva funzione agricola sono quelle dove la produzione agraria raggiunge elevata qualità e dove l'attività ha determinato e caratterizzato l'intero sistema insediativo e il paesaggio. Esse comprendono la quasi totalità del territorio comunale, fanno eccezione le zone urbane e quelle prossime ai centri abitati dove i terreni non presentano una omogeneità ed una continuità, proprio per la loro vicinanza ai centri insediativi. Esse risentono delle altre attività proprie delle zone urbane, con produzioni di minor pregio e quantitativamente limitate e sono state classificate come zone a Prevalente Funzione agricola, fra tutte spiccano le zone prossime al centro di Arezzo.

La vicinanza alla città e quindi ai fenomeni antropici ha innescato un processo di "uso di attesa": la dipendenza dagli usi urbani, sia residenziali che produttivi, ha prodotto fenomeni di abbandono o sotto-utilizzo delle aree agricole, con conseguenti effetti di degrado, sia della struttura agraria che di quella vegetazionale, e di usi promiscui (usi rurali misti ad usi urbani).

È importante quindi recuperare le aree inutilizzate ed indirizzare il loro utilizzo nell'ambito di una recuperata produttività coniugata con le necessità ambientali della città.

La corona agricola

Questa tipologia di aree agricole è compresa tra la fascia pede-collinare est, l'urbano di Arezzo e la via Casentinese.

Presenta un paesaggio agrario disegnato a maglia fitta che arriva circondare e penetrare all'interno della città storica in cui ancora sono ben visibili gli elementi strutturanti: la trama agricola, l'orditura e la dimensione dei campi, gli assetti colturali a ortivo, i segni ancora evidenti del sistema torrentizio e la vegetazione di delimitazione dei campi costituiscono degli elementi da preservare ed evidenziare.

La corona costituisce una risorsa storico-ambientale che deve essere tutelata, ove coniugare le sue caratteristiche peculiari ad attività di tempo libero, coerenti con i caratteri paesaggistici e produttivi del luogo, e che soprattutto non alterino gli equilibri tra aree costruite ed aree libere.

La bonifica storica

Questo ambito coincide con l'area della bonifica storica del Val di Chiana e quindi presenta la permanenza dei caratteri agricoli ed idraulici di derivazione storica.

È infatti ancora visibile il rapporto tradizionale tra le linee dei canali, i percorsi, le trame dei campi e gli insediamenti rurali.

Il mantenimento e la "sopravvivenza" della tipicità di questa porzione di pianura dovrà essere garantita sia da interventi relativi il funzionamento idraulico, sia da interventi di recupero e potenziamento della struttura insediativa storica (strade, case rurali e manufatti legati all'acqua) e sia indirizzi per il mantenimento dell'assetto colturale.

6.2.1.4 I corridoi e le connessioni fluviali

Il sottosistema costituisce la componente principale della rete ecologica del territorio aretino sia per le caratteristiche intrinseche (morfologiche, vegetazionali ed idrologiche) sia per le potenziali connessioni che è in grado di stabilire.

Il suo carattere di risorsa ecosistemica è attestato dalla presenza di elementi e aree tra le più sensibili dal punto di vista ambientale, di elevata naturalità, prevalentemente boscate, ad elevata naturalità nei grandi spazi aperti, organizzate su corsi e specchi d'acqua.

Il potenziale di connessione è evidenziato anche dalla sua posizione morfologica perché si pone come un corridoio composito tra le aree incontaminate territoriali e le aree alterate dall'urbanizzazione o comunque contigue alla città.

Il sottosistema dei "corridoi e connessioni fluviali territoriali", si appoggia su un insieme di direttrici idrografiche:

  • - l'Arno (direttrice idrografica principale);
  • - il Castro, il Vingone, il Bicchieraia (direttrici idrografiche secondarie).

Proprio perché la loro funzione principale è mettere in continuità ambientale le diverse parti del territorio libero ed antropizzato (le parti alte del territorio delle "riserve di naturalità", le aree agricole pede-collinari, le aree agricole della "cintura verde", gli spazi verdi urbani) queste aree devono articolarsi in zone specifiche in funzione del contesto in cui si collocano e delle aree a cui si collegano (area per il tempo libero nei tratti adiacenti all'urbano, zone umide e naturali adiacenti ai margini agricoli, ecc).

La complessità delle caratteristiche di questi luoghi, la contiguità a situazioni diverse (aree agricole, produttive, residenziali, aree naturali) e soprattutto lo stato non integro, a livello ecologico, del reticolo idrografico dovranno orientare degli interventi e delle azioni di recupero e potenziamento dell'ecosistema fluviale volte anche a ricreare il paesaggio naturale.

6.2.1.5 I capisaldi del verde
Il verde territoriale

Il verde territoriale si identifica in una serie di "parchi territoriali liberi", cioé parchi a carattere estensivo che sono anche attrezzati.

Sono costituiti da porzioni di territorio agricolo o boscato o da ambiti fluviali in cui la qualità della vegetazione e delle risorse idriche, i valori paesaggistici, la permanenza degli elementi storici, sia legati alla produzione che alla strutturazione dei luoghi, determinano caratteri fisici ed ambientali di rilevante interesse.

La possibilità di poter svolgere in questi contesti anche attività di tempo libero, compatibili alle risorse e alle attività tradizionali locali, rende possibile la fruizione da parte del cittadino di vaste parti del territorio contigue ma esterne alla città: per rendere possibile la fruizione oltre ad interventi di recupero e potenziamento delle risorse naturali ed agricole si dovranno creare e/o sistemare i sistemi sentieristici e aree di sosta compatibilmente all'assetto naturale.

I parchi territoriali liberi si suddividono, in funzione delle loro connotazioni, in 4 tipi principali:

  1. a) Parchi olivetati (Castelsecco - S. Cornelio): si localizzano lungo le pendici collinari terrazzate che circondano la città di Arezzo e sono caratterizzati da un impianto a colture erborate, per l'appunto l'oliveto.
  2. b) Parchi bosco (Area naturale protetta di interesse locale "Bosco di Sargiano" (SIC e AMPIL), Parco Naturale di Lignano, Complesso demaniale "Alpe di Poti" suddiviso nei quattro nuclei di Scopetone-Valle, San Cassiano-Galloro-Salto del Lupo, Siole-Scopeto-Traforco, Ranchetto-Colle-Giglione): aree prevalentemente boscate dislocate sulle parti montane e collinari.
  3. c) Parchi agricoli (Parco del Molin Bianco): aree agricole interne o limitrofe alla città, dove sono ancora riconoscibili le regole degli appoderamenti, le trame delle acque e dei coltivi, le relazioni spaziali con i manufatti storici ed i sistemi insediativi antichi di tipo rurale.
  4. d) Parchi Fluviali (Riserva naturale di Ponte a Buriano, Chiusa dei Monaci): parti di corridoi fluviali in cui i caratteri storico-costruttivi, naturalistico-ambientali e paesistici, presentano un'unicità tale da considerare questi luoghi come punti notevoli del territorio aretino.

Il Parco di Ponte Buriano, nel tratto ovest dell'Arno, presenta un paesaggio fluviale e di zone umide di notevole impatto visivo che si attestano attorno al ponte e al borghetto di Ponte Buriano, testimonianza di tradizioni insediative e costruttive storiche.

Il Parco della Chiusa dei Monaci, ubicato nella parte terminale del Canale Maestro della Chiana, è caratterizzato dalla presenza di imponenti manufatti architettonici realizzati per la regimazione delle acque del canale stesso ed inoltre rappresenta la testata di un più esteso ambito di valore storico, testimonianza della bonifica realizzata dai Lorena, di cui permangono numerosi complessi rurali, opere per la regimazione idraulica, ponti e percorsi.

Il verde sportivo

La presenza del verde sportivo serve a garantire alla cittadinanza le attività di tempo libero e le attività sportive in un'area facilmente accessibile dalla città tale da soddisfare le esigenze delle diverse fasce di età.

Rispetto alla struttura di Arezzo e le tipologie di verde sportivo presenti si possono esprimere le seguenti considerazioni:

  • - per il verde sportivo di base (di quartiere, di vicinato, ecc) la situazione si presenta soddisfacente dal punto di vista quantitativo; il progetto di piano dovrà orientare gli interventi verso la crescita qualitativa degli impianti e delle attrezzature, verso una maggiore permeabilità ed accessibilità da parte dell'utenza cittadina e un maggiore collegamento con gli altri servizi di base (scolastici, culturali, ricreativi);
  • - per i complessi sportivi di tipo agonistico e spettacolare il piano dovrà individuare un'altra polarità territoriale, preferibilmente all'opposto di quella esistente, al fine di distribuire l'offerta su tutto il territorio comunale con un'accessibilità ed una diversificazione delle attività in grado di assorbire un'utenza di vasto raggio.
Il verde urbano e della cinta muraria

Il verde urbano deve caratterizzarsi come la connessione di una serie di aree, elementi puntuali e lineari, di differenti dimensioni e funzione, a costituire una rete ecologica che colleghi le aree urbane edificate e quelle libere e che quindi, oltre a garantire un equilibrio ecologico e la qualità ambientale necessaria ad una vita urbana sostenibile, svolge anche la funzione di "ricucire" le sfrangiature del territorio insediato di Arezzo.

Affinché il disegno del verde urbano possa garantire un riequilibrio ecologico devono essere presente tutti i suoi elementi, i cosiddetti "materiali verdi":

  • - gli elementi areali: i parchi, complesse aree verdi di varia estensione, in cui l'utilizzo per attività legate al riposo-sosta, al gioco, allo sport condiziona la loro strutturazione ed il posizionamento; i giardini di quartiere, di dimensione ridotte rispetto i parchi e con piccole attrezzature per il riposo-sosta o il gioco, che hanno la funzione di separare e "riossigenare" i tessuti urbani, particolarmente quelli residenziali, determinando allo stesso tempo dei luoghi d'incontro per la cittadinanza; i parchi e i giardini storici (giardini di case, di palazzi, di ville; parchi; viali; orti botanici; aree archeologiche; spazi verdi dei centri antichi) realizzati in parte determinante con impianti vegetali all'interno del tessuto urbano.
  • gli elementi lineari: le aree per la sosta attrezzata nelle aree urbane, che, essendo ubicate in prossimità di percorsi ed aree edificate, devono essere ecocompatibili, magari abbellite con piantumazioni ed aiuole ed attrezzature per il riposo e il ristoro; le aree pavimentate, che devono essere il più possibili impermeabili non permettendo così I'infiltrazione delle acque superficiali negli strati sottostanti del terreno; le aree ed i percorsi alberati, quale raggruppamento minimo di specie arboree d'alto fusto, costitutive del bosco, che devono essere presenti soprattutto nei punti in cui l'edificazione si fa più satura;
  • - gli elementi puntuali: piazze verdi ed arredi di piccoli spazi interstiziali.
Le bande verdi di compensazione ambientale

Le bande verdi di compensazione ambientale sono strutture complesse, composte di diversi "materiali verdi" di tipo naturale e/o artificiale (barriere vegetali, aree alberate) e attrezzate, da ubicare a ridosso di infrastrutture viarie, ferroviarie o in prossimità di situazioni antropiche con caratteri di degrado ecologico-ambientale. La loro funzione principale è quella di "compensare e/o potenziare" i caratteri di naturalità delle aree urbanizzate e di fornire elementi di attrezzature di base e di collegamento con gli spazi adibiti alle attività sportivo e di tempo libero, ma hanno anche un valore di attenuazione dei livelli di inquinamento.

6.2.2 Il sistema ambientale ed il Regolamento Urbanistico

Il Regolamento Urbanistico dovrà individuare e regolamentare gli interventi da effettuare per le varie categorie di beni afferenti ai sottosistemi del sistema ambientale e dovrà stabilire l'organizzazione e la compresenza di più "materiali verdi" che possono essere diversamente utilizzati a secondo del contesto o alle funzioni da assolvere e le linee di progettazione specifica.

Il Regolamento Urbanistico deve dotarsi inoltre di una "Guida agli spazi aperti" e del Regolamento del verde.
La "Guida agli spazi aperti" contiene le norme generali da seguire per la conservazione degli spazi verdi esistenti e per la progettazione di nuovi interventi sugli spazi aperti e si applica generalmente a tutte le aree di proprietà pubblica o di pubblico accesso.
Il Regolamento del verde è finalizzato alla gestione delle aree di proprietà pubblica o di uso pubblico, comprendendo sia le modalità di intervento (di manutenzione, di impianto o di potenziamento e protezione) sia le modalità di acquisizione conoscitiva dei dati (rilievi, schedatura sistematica del patrimonio arboreo).

7. Bibliografia

  • Autori Vari, Ville del territorio aretino, Electa, Milano 1998
  • G. Barbieri, Toscana da Le Regioni d'Italia, Volume VIII, Utet, Torino 1964
  • Banca Popolare dell'Etruria, Arezzo, Grosseto - Siena e Livorno, da La Patria - Geografia dell'Italia, Utet, Torino 1986
  • M. Bini-S. Bertocci-R. Martellacci, Emergenze e territorio nell'Aretino, Libro I, Alinea, Firenze, 1991
  • Comune di Arezzo, Assessorato alla qualità ambientale e ai servizi tecnologici, Stato dell'ambiente del Comune di Arezzo, Ufficio Ambiente Comune di Arezzo, Arezzo 1998
  • Comune di Arezzo, Ufficio PRG, Avvio delle procedure per il nuovo Piano Strutturale, Arezzo 2001
  • Comune di Arezzo-Istituto Geografico Militare, Leonardo genio e cartografo. La rappresentazione del territorio tra scienza ed arte, Istituto Geografico Militare, Firenze 2003
  • A. Tafi, Immagine di Arezzo. La città oltre le mura medicee e il territorio comunale, Calosci, Cortona 1985
Note
  1. [1]vedi: Relazione sulla Attività di Valutazione, cap 7, par. 7.1 Geomorfologia
  2. [2]vedi: Relazione sulla Attività di Valutazione, cap 7, par. 7.3 Idrologia
  3. [3]vedi:Relazione sulla Attività di Valutazione, cap 7, par. 7.5 Uso del suolo e sistema vegetazionale
  4. [4] vedi: Relazione sulla Attività di Valutazione, cap 7, sottopar. 7.5.4 Verde pubblico urbano e sottopar. 7.5.5 Il verde extraurbano e le aree protette
  5. [5] vedi: Relazione sulla Attività di Valutazione, cap 2, par. 2.2 Acque superficiali
 

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